“L’importante è che piaccia a te”. Piccola lettera malinconica di fine anno.

prima o poi l'amore arriva. E t'incula.

E di tutti i peccati da genitore quello che non mi perdonerei è il “Deve piacere a te”. Una madre “deve piacere a te” è quella che di fronte alla figlia (o al figlio) che presenta per la prima volta l’innamorato/a, confidando nell’approvazione familiare, assume un’espressione imperturbabile e tace per i successivi tre giorni. Al quarto, di fronte alla domanda diretta “E allora?” risponde con un ambiguo “deve piacere a te”.

Certo che deve piacere a me, mamma, anzi nel mio caso siamo un po’ oltre il piacere, sono completamente scema di questo ragazzo che mi pare bellissimo nonostante i brufoli, affascinante nonostante la magrezza goffa, navigato nonostante i sedici anni e l’assurda abitudine di indossare la lupetto beige. Mi piace e sarebbe bello che piacesse anche a te o che se non ti piacesse mi spiegassi perché.

La mia è stata una madre “deve piacere a te” o meglio…

View original post 332 altre parole

“Piangere fa guarire prima?”. “No. Ma inganna l’attesa”.

prima o poi l'amore arriva. E t'incula.

Ai giardini un bambino cade, la tuta si lacera, il ginocchio si sbuccia, niente di grave. Il nonno lo pulisce alla fontanella, “brucia, brucia” si lamenta lui. “Quando passa?” gli chiede. “Passa subito”. Ma mica è vero. Mio nonno avrebbe detto “ci vuole il tempo che ci vuole”. Mio nonno ci trattava da grandi, per questo era sempre circondato da bambini.

Vedi, se tu ti tagli e sei fatto di carne e sangue e piastrine e tutto funziona, nel giro di poco tempo si crea la crosta. La crosta è la natura che rattoppa. Più è profonda la ferita più spesso sarà il rattoppo, più insensibile sarà la carne sottostante. Il problema della crosta è che a un certo punto inizia a prudere, segno che stai guarendo. Il prurito è l’euforia, la voglia di fare un’altra sciocchezza, di sentirsi di nuovo interi, il prurito è la fretta di andare oltre…

View original post 176 altre parole

Piccolo dizionario illustrato di imprecazioni per genitori educati (e un poco minchioni).

prima o poi l'amore arriva. E t'incula.

Il porcone Pon pon girl. Il genitore educato e un poco minchione lancia la pietra e nasconde la mano, inizia l’imprecazione e la lascia sospesa ché a buon intenditor poche parolacce. Questo tipo di adulto smadonna come una chearleader: datemi una c datemi una a datemi una z e così via. Ma il più delle volte si ferma all’iniziale. Ne nascono le inascoltabili formule: “ti meriteresti un vaffa”, “che giornata di emme”, “sei una testa di ci”.

pon pon

L’insulto cartoon network.

La frustrazione è forte, il genitore che un tempo sapeva a memoria le battute di Pulp fiction compresa “ho una cura medievale per il tuo culo” ora ripete ossessivamente l’intramontabile “faccio la guardia a tutte le carote” di Masha e l’orso. Da qui le yo-yo imprecazioni: “Sei una testa di Minnie” da leggere sei una testa di minchia dalle orecchie paraboliche, ma anche “Orca Minorca!”, l’orca dei Polaretti evidentemente fetish…

View original post 390 altre parole

Non dite ai miei figli.

prima o poi l'amore arriva. E t'incula.

Ogni tanto mi coglie una nostalgia acuta di quando Lorenzo era piccolo, pochi mesi. Ci svegliavamo nella vecchia casa al quinto piano (la luce degli attici è roba di lusso anche se in affitto), lo vestivo bene e poi si partiva. Passi infiniti in mezzo all’inverno, lui dormiva al caldo vestito come Tutankhamon, io spingevo, spingevo e i pensieri non duravano più di un istante, sbuffi di condensa pronti a dissolversi nell’aria fredda. Aravo Torino, avanti e indietro: portici, vie, piazze, per chilometri, a ritmo costante perché il mio carico prezioso non si svegliasse. Mi manca quella marcia dell’amore, la ripetizione di un compito semplice, basta spingere e sei una buona madre. Poi c’è un momento in cui smetti di spingere e cominci a rincorrere, loro scappano, prendono velocità e tu dietro. Oppure a tirare. Si piantano come macigni lì dove sono e non c’è modo di mandarli avanti. E…

View original post 368 altre parole

20 incontrovertibili indizi della presenza di un bambino in casa.

prima o poi l'amore arriva. E t'incula.

10735967_10205302834276933_915952074_n[1]

  1. La collezione di castagne matte in autunno manco fosse la tana di Cip e Ciop.
  2. Le stalattiti di caccole sotto il tavolo.
  3. Il bordo tovaglia con baci di rossetto al ragù e tovaglioli intonsi.
  4. I muri ringo boys: puliti da un metro in su, da un metro in giù marroni.
  5. I telecomandi rosicchiati.
  6. Le cover. Il numero di bambini presenti in casa è proporzionale ai numeri di strati con cui viene ricoperta la mobilia: copridivani copriletti coprimaterassi coprispigoli copriprese elettriche…
  7. Sedie e comodini fuori posto che servono come barriera notturna al letto.
  8. Tutto quello che nel tempo è sparito nel triangolo delle Bermuda è stato ritrovato nella casa dove sta un bambino, precisamente sopra l’armadio della camera da letto. Il 2% della popolazione mondiale svanita in The Leftlovers è sul mio Quattrostagioni insieme a un barbabarba di peluche, sei palle, otto aeroplanini di carta e il Cuore dell’Oceano, il diamante…

View original post 146 altre parole

40 cose che un bambino dovrebbe fare almeno una volta al giorno (a seconda della stagione).

prima o poi l'amore arriva. E t'incula.

  1. Aprire un seme di un caco. Pochi lo sanno ma i cachi sono meglio degli ovetti Kinder, perché hanno semi magici che custodiscono un piccolo cuore a forma di forchetta, coltello o cucchiaino. Io consiglio di tenere il seme e buttare il caco, che mi fa ribrezzo.
  2. Far suonare una foglia.
  3. Girare una sedia e usarla come automobile, sedendosi sullo schienale.
  4. Fare l’angelo nella neve.
  5. Fare un castello gotico lasciando colare la sabbia bagnata dal palmo chiuso.
  6. Fare una pista sulla sabbia usando le chiappe per tracciare il primo solco.
  7. Fare planare come pale d’elica i semi di faggio o di acero.
  8. Saltare da un’altalena in volo.
  9. Tagliare i capelli alla barbie per farne un Ken transgender.
  10. Camminare in bilico sul marciapiede come un equilibrista sulla trave.
  11. Saltare le linee del marciapiede, senza pestarle mai.
  12. Far finta che il letto sia un’isola e il pavimento un mare con gli squali.

View original post 309 altre parole

Se mi rilasso collasso

prima o poi l'amore arriva. E t'incula.

Non ho paura della fatica, ho paura di perdere il ritmo. Tutto il mio corpo, i miei gesti, sono programmati in una sequenza che non deve interrompersi, tutto si regge su un equilibrio sottile ma efficace di automatismi. Essere madri è anche questione di esercizio e io i miei esercizi li ripeto con attenzione, una serie per volta. C’è il risveglio, 10 minuti per scendere dal letto guardandomi bene da mettere a terra il piede sbagliato, non me lo posso permettere, mi lavo-deodoro-vesto-“pettino” e sono le ultime manciate di cose che faccio in solitudine perché poi è il turno di Lorenzo e Marta. Lorenzo che mi guarda come dire “sembrava vitale che mi addormentassi ieri sera e ora sei di nuovo qui a rompere i coglioni”. Marta che conosce solo il tasto off-on senza stand by in mezzo e che vuole giocare e lo vuole fare subito possibilmente in braccio…

View original post 243 altre parole